La magia, sin dall’antica Grecia, descrive l’arte di influenzare la volontà degli uomini e il corso della natura attraverso riti, simboli e gesti. Il rituale magico è detto mysterion e ha il significato di “cosa segreta e magica”.

Al giorno d’oggi la magia antica si può paragonare al rito delle bambole voodoo in cui la magia avviene perché cause simili producono effetti simili.
Nel nostro idillio sono presenti molti “indizi” magici, come la luce divina e la porta sbarrata.
Teocrito scrisse un altro idillio, chiamato Φαρμακεύτριαι, cioè  “le incantatrici”,  il cui nome deriva da un sostantivo che significa “farmaco”, “veleno”.  Il farmaco era ogni elemento chimico e ogni erba usata nella magia e nella medicina. La giovane Simeta, protagonista dell’idillio, arrabbiata poiché il suo giovane non torna più a casa da undici giorni, compie un rituale magico, usando degli ingredienti come: farina d’orzo, foglie d’alloro, crusca, cera, liquidi per libagioni e una salamandra pestata. Utilizza inoltre alcuni strumenti, tra cui una ruota magica, un gong di bronzo e un pezzo di frangia del mantello del suo amante, infine compiendo riti e formule magiche alla luna piena brucia tutto nel fuoco.
Gli elementi più importanti della magia sono la luce divina, la luce della luna e il fuoco, considerato sacro e importante per i riti magici.
Nell’idillio XXIV di Teocrito possiamo notare l’importanza della luce emanata da Zeus, cioè da un Dio. Gli Dei avevano poteri straordinari e indescrivibili, potevano usare le loro capacità in ogni momento, possiamo così citare Atena:  in Od. VI 237 è la sua volontà a rendere Ulisse bello e “splendente” agli occhi di Nausicaa.
La luna nell’antichità era tenuta in gran considerazione ed era rappresentata da ben tre dee; era considerata la regina della notte ed era collegata ai culti. La notte illuminata dalla luna piena era considerata magica e spettacolare e le donne innamorate le indirizzavano le loro preghiere.
Come la Luna, anche il Sole era venerato nell’antica Grecia, rappresentato come un giovane di straordinaria bellezza la cui testa è circondata da raggi. Egli attraversa il cielo con un carro trainato da quattro cavalli alati, i cui nomi evocano la fiamma, il fuoco e la luce.

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Nell’ultima scena della Medea di Euripide, Medea, altra nota maga dell’antichità, dopo aver ucciso i figli  per vendicarsi del tradimento di Giasone viene trainata in alto dal carro del Sole. Teatralmente un momento fantastico, prodigioso, e di sicuro non facile da interpretare.
Certo che nella cultura greca era la donna che con la maternità e i suoi cicli, in contatto con la natura, rappresentava al meglio la magia. La maga d’eccellenza fu infatti Circe, di cui si racconta nel canto X dell’Odissea, che trasformò con un fàrmakon i compagni di Ulisse in porci. Anche Elena di Troia fu, secondo alcune tradizioni, una potente maga.
Bibliografia:
Georg Luck, Arcana Mundi, Milano 1997

Fritz Graf, La magia nel mondo antico, Bari 1995

 

Categorie: appunti

2 commenti

anna · 13/03/2018 alle 10:56 AM

notevole e contraddittorio il rapporto degli antichi romani con la magia: ricorso a riti magici negli ambiti più disparati, ma anche paura e repressione.

vincenzo · 13/03/2018 alle 12:06 PM

…questo cara anna è uno spunto per un bell’articolo! Si potrebbe limitare l’indagine agli elementi magici comuni a teocrito e ai latini? c’è lì pronto virgilio che rifà l’idillio 2…

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