Si può andare alla ricerca dell’identità di Eracle attraverso l’analisi di testi in cui compare e opere artistiche che lo ritraggono, anche in epoche diverse.

Iniziando dalla primissima infanzia, Teocrito narra la famosa scena dei serpenti che, come dice Brillante, rappresenta una vera e propria rivelazione della sua identità, infatti, nella versione della storia data da Diodoro, il bambino, prima di questo evento, portava anche un nome differente, Alkaios, solo dopo, infatti, prende il nome di Eracle.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rappresenta la sua adolescenza, età in cui i ragazzi acquistano maggiore padronanza di se stessi, il famosissimo dipinto che prende il nome di “Ercole al bivio” realizzato dal pittore Annibale Carracci nel 1595-1596. In quest’opera è raffigurato Eracle incerto tra due strade e due donne che cercano di convincerlo a seguire la strada che esse personificano. Le due donne rappresentano infatti Virtù e Felicità  (o per chi le è ostile, Depravazione). Il giovane eroe sembra indeciso su quale strada scegliere, ma il suo sguardo sembra dirigersi verso la virtù, lasciando intendere che alla fine sarà proprio quella la via che intraprenderà. Tuttavia Eracle è sempre stato raffigurato AL bivio e mai oltre, perciò si lascia il dubbio su quale sia stata alla fine la sua scelta.

Giunti poi all’età adulta Eracle si presenta effettivamente per quello che è: un eroe rustico e burbero. Un forte esempio lo si trova nell’opera di Aristofane “Le rane” (vv. 38 sgg.), nei quali Dionisio, il protagonista di quest’opera, cercando informazioni per scendere negli inferi bussa alla porta di Eracle. Già nella sua prima comparsa Eracle, aprendo lui stesso la porta di casa e non facendolo fare ai servi, trasgredisce le regole aristocratiche (v. Del Corno, nel commento). Successivamente, alla domanda del dio su come raggiungere gli inferi, l’eroe risponde con numerose battute anche piuttosto dirette sulla morte come ad esempio: “C’è la via della fune e lo sgabello: appíccati!” oppure: “Poi c’è una scorciatoia assai battuta: la via del mortaio” (intendendo la cicuta). A queste battute il dio ribatterà in modo altrettanto scherzoso. E ancora in quest’opera, nel dialogo con Dionisio emerge un lato di Eracle molto singolare: il suo amore per il cibo. Dionisio usa paragoni con il cibo quando parla con Eracle, come fosse un argomento per lui ben noto; ad esempio per fargli comprendere la potenza del desiderio che lo induceva ad andare negli inferi, dice: “Non te lo saprei dire. Te lo spiego con un confronto. T’è mai presa voglia, all’improvviso, d’un purè di ceci?”; e ancora quando Eracle dice che le poesie da lui amate sono insensate, Dionisio risponde. “Ma fammi piuttosto il maestro a tavola!”

L’“Alcesti” di Euripide conferma l’immagine piuttosto rustica di Eracle ma anche la sua eroicità. Quando questi giunge a casa di Admeto, la cui moglie è appena morta, ignaro di questa perdita, Eracle mangia e beve abbondantemente, fino a ubriacarsi!, al banchetto offerto, senza accorgersi della circostanza. Scoperto l’accaduto dalle parole di un servo, preso dai sensi di colpa, decide di andare  negli inferi per riportarla indietro. La strappa infatti a Thanatos (la morte) e la restituisce al marito con gaudio generale.

Cugino di Teseo (sono figli infatti dei fratelli Zeus e Poseidone), come racconta Isocrate nell'”Encomio di Elena”, condivide con lui molti tratti simili: “Si adornarono con armi simili ma sfruttarono anche gli stessi modi di vivere, operando azioni che si addicono alla loro comune origine”. L’uno affrontò grandi prove famose, l’altro invece quelle più utili e familiari ai greci.

Come Eracle fu l’eroe dei Dori, Teseo fu l’eroe fondatore degli Ioni, ma Teseo a differenza di Eracle, è definito l’eroe della civiltà e dell’ordine, mentre Eracle, come detto prima, è presentato come più burbero, a volte grezzo ma sempre in grado di riscattarsi come un grande eroe.

 

Bibliografia:

Carlo Brillante “La paideia di Eracle”, in Héraclès d’une rive à l’autre de la Méditerranée. Bilan et perspectives, Bruxelles-Rome, 1992

Diodoro Siculo IV 10, 1

Aristofane, Le rane (a cura di D. Del Corno), Milano 1985

Euripide, Alcesti 477-550, 773 sgg.

Isocrate, Encomio di Elena 23 sgg.

 

 


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