Prodico di Ceo, citato nei c.d. Memorabilia di Senofonte, rappresenta una fonte primaria per il mito di Eracle al bivio, che parrebbe adombrato nelle allusioni teocritee alla problematica paideia dell’eroe. In Mem. II 1, 22 leggiamo della seducente carnalità della Depravazione, “più bianca e più rossa del reale”.

Il dipinto di Carracci, postato da Nicole, ci porta nella Napoli barocca e spagnola della fine del ‘500 (il dipinto è conservato al Museo di Capodimonte); sentite cosa scrive, sempre a Napoli, il contemporaneo Garcilaso, autore di poesia bucolica sulla falsa riga di Teocrito e Virgilio (Egloga 1, 99 sgg.):

Por ti el silencio de la selva umbrosa,

por ti la esquividad y apartamiento

del solitario monte me agradaba;

por ti la verde hierba, el fresco viento,

el blanco lirio y colorada rosa

y dulce primavera deseaba.

Buffo no? il bianco e il rosso, in questo revival della poesia pastorale, sono colori di successo; ecco Luis de Gongora, nel 1612:

Purpúreas rosas sobre Galatea

La Alba entre lilios cándidos deshoja: 

Duda el Amor cuál más su color sea, 

O púrpura nevada, o nieve roja.

dalla Favola di Polifemo e Galatea, stanza XIV, poema in “octava real” che descrive gli amori improbabili del brutto gigante e dell’aggraziata ninfa, come… Teocrito nell’Idillio 11.

Cerchio chiuso, buone letture.

 

Bibliografia:

Memorabilia II 1, 21 sgg.: http://www.edu.lascuola.it/edizioni-digitali/Filosofia/RealeAntiseri/99/schede/testi/prodico_1.pdf

Garcilaso de la Vega, Le Egloghe, Torino 1992

Luis de Gongora, Favola di Polifemo e Galatea, Torino 1991


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