Circe è il personaggio più misterioso dell’Odissea. Abile ammaliatrice possiede una grande abilità nel campo della magia e nella preparazione di pericolosi filtri, tuttavia non è l’unico personaggio del poema dotato di tali capacità.

   Nella Telemachia, durante un banchetto, Telemaco ormai giunto a Sparta, si commuove nel sintire parlare di suo padre e tenta invano di nascondere il volto con il mantello  e a questo punto che fa la sua entrata in scena Elena, moglie di Menelao.

 Quest’ultima mesce nel vino del banchetto nuziale un potentissimo farmaco, capace di riportare la serenità e allontanare tutto ciò che è dolore; Un filtro simile a quello utilizzato da Elena non può far altro che riportare alla mente le stesse pozioni della tentatrice Circe.

Dove poteva aver imparato, Elena, le proprietà magiche di certi filtri?

Nella terra dove allora tutte le maghe venivano istruite, cioè l’Egitto.

E quando mai ci sarebbe andata? 

Secondo Stesicoro, mentre tutto gli Achei la immaginavano accanto a Paride a Troia, Elena si sarebbe rifugiata nel paese visitato anche da Teocrito inviando a Ilio unicamente la sua immagine ovvero il suo “èidolon” .

Là avrebbe dunque fatto pratica ed imparato l’arte della stregoneria. La presenza di Elena in Egitto viene anche testimoniata poi in una tragedia di Euripide.

Come sempre accade le armi potenti hanno due facce è così anche le pozioni di queste due maghe:

una funzione salvifica o una mortale.

In questo caso Circe utilizza le proprie conoscenze per delle cattive intenzioni cosa che invece Elena non fa e utilizza il proprio filtro per alleviare le pene dell’esistenza.

Tale ambiguità dei “fàrmaka” viene ben espressa da una celebre passo delle Argonautiche di Apollonio Rodio, in cui vi è la presenza di un terzo personaggio magico: Medea.

La tragica vicenda di questa donna, nipote della maga Circe, tratta della sua angosciante decisione tra aiutare Giasone di cui è innamorata tradendo così la patria oppure utilizzare delle pozioni mortali e porre fine alla propria vita.

La vicenda si conclude con un matrimonio tra Medea e Giasone, ma la figura di Medea appare come una donna terrificante e vendicativa questo suo aspetto si trova soprattutto nella versione di Euripide.

Come prima cosa con un inganno uccide Glauce inviandole una mantello intriso di veleno, in seguito per assicurarsi che Giasone soffra e non abbia discendenza vince la sua natura di madre e uccide i figli avuti da Giasone stesso.

Si tratta dunque di una figura simile a quella della maga Circe.

 

Bibliografia:

”Il cuore ostinato” Pietro Cappelletto.

” Storia e testi della letteratura greca” Mario Casertano e Gianfranco Nuzzo (g.b Palumboeditore) 

 

 

 

Categorie: appunti

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